La vegetazione delle paludi dei Mareschi nasconde quanto rimane del Dinamitificio Nobel, voluto da A. Nobel e il suo amico A. Sobrero nel 1872. Fra le mura dei suoi stabilimenti si sono intrecciate storie di scoperte scientifiche, sofferenza, ricchezza, guerra, innovazione, lontananza dai propri cari. Dai primi 20 addetti del 1872, nel 1917 il dinamitificio occupava 5.000 persone, ma nel 1961 la produzione cessò. Ad Avigliana molti ricordano ancora la sua attività, le esplosioni per gli incidenti sul lavoro, i bombardamenti, o gli attacchi partigiani, come quello capitanato dal padre del noto politico P. Fassino, attraverso le paludi dei Mareschi. Fra le testimonianze anche una triste poesia di Primo Levi che vi lavorò come chimico, dopo la deportazione. Nella zona industriale di Avigliana un museo ripercorre la storia del dinamitificio: la produzione della nitroglicerina, gli attacchi aerei, i volti e le testimonianze di chi vi lavorava, la diversificazione della produzione nel tempo, l'emigrazione dei giovani aviglianesi verso gli stabilimenti esteri, gli incidenti e i morti sul lavoro testimoniati da articoli di giornale di cui uno firmato da un giovane Emilio Fede.

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