Laghi di Avigliana e il Dinamitificio Nobel

La vegetazione delle paludi dei Mareschi nasconde quanto rimane del dinamitificio Nobel, voluto da A. Nobel e il suo amico A. Sobrero nel 1872.
Fra le mura dei suoi stabilimenti si sono intrecciate storie di scoperte scientifiche, sofferenza, ricchezza, guerra, innovazione, lontananza dai propri cari.

La Storia del Dinamitificio Nobel

Dai primi 20 addetti del 1872, nel 1917 il dinamitificio occupava 5.000 persone, ma nel 1961 la produzione cessò.
Ad Avigliana molti ricordano ancora la sua attività, le esplosioni per gli incidenti sul lavoro, i bombardamenti, o gli attacchi partigiani, come quello capitanato dal padre del noto politico P. Fassino, attraverso le paludi dei Mareschi.

Primo Levi

Vi lavorò anche il chimico Primo Levi, dopo la deportazione, negli anni 1946-47, quando lo stabilimento aveva ormai preso il nome Duco, e produceva vernici .

Fra una pausa lavoro e un’altra, o di notte, è qui che P. Levi ha scritto “Se questo è un Uomo”.

Nelle sue opere successive “Il sistema periodico”, “Ad ora incerta”, “L’altrui mestiere”, sono invece descritti alcuni luoghi dello stabilimento.

Ecomuseo dell’Ex -Dinamitificio Nobel

Nella zona industriale di Avigliana un ecomuseo ripercorre la storia del dinamitificio: la produzione della nitroglicerina, gli attacchi aerei, i volti e le testimonianze di chi vi lavorava, la diversificazione della produzione nel tempo, l’emigrazione dei giovani aviglianesi verso gli stabilimenti esteri, gli incidenti e i morti sul lavoro testimoniati da articoli di giornale di cui uno firmato da un giovane Emilio Fede.

Fra le testimonianze anche una triste poesia alla moglie, scritta da P. Levi.

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